
La nostra storia
Testi ‘d Crava ‘d Muntrigun
2014, l’inizio
Nel 2014 abbiamo partecipato per la prima volta con un piccolo carretto, era un carrello della spesa pannellato in modo che sembrasse una bara, perché il Mercu Scurot è il “funerale del carnevale” e la bara è un simbolo storico di questa festa.
Il gruppo era formato da Riccardo, Mattia e Nadir, il carretto si chiamava “Crava I” e aveva un teschio di capriolo legato sopra e diventuto simbolo del carretto stesso.
2015, il fotocarretto
Nasce “Crava II” un carretto completamente diverso, a forma di tomba, progettato e realizzato da zero utilizzando materiali di recupero. I barotti più grandi che costituiscono il resistentissimo telaio sono parti dei bancali con cui il governo giapponese ha spedito in italia le travi per costruire il padiglione dell’ Expo! Dotato di due ruote gommate anteriori e 2 rigide sterzanti sull’asse posteriore si è rivelato facile da manovrare e leggero da spingere nonostante il suo peso a vuoto sia di circa 70 kg e superava abbondantemente i 120 kg con batterie e vino. E’ probabilmente l’unico carretto nato appositamente per fare il mercu scurot, non era un altra cosa poi adattata ma è nato esclusivamente per questo scopo.
La grande rivoluzione del 2015 è stata l’introduzione della fotocamera che grazie ad un sofisticato sistema permette a chiunque premendo un bottone di scattarsi una foto di fronte al carretto e vederla subito a monitor. Questo ha comportato da subito un problema ossia la scarsa durata delle batterie, anche se ne montavamo ben 3 l’energia non è bastata ad alimentare il monitor per tutta la giornata e abbiamo dovuto fare lunghe soste di ricarica. L’impianto elettrico del carretto era già molto complesso, dalle batterie due coppie di cavi portavano corrente al pannello di controllo delle apparecchiature a 12v e all’invertner che forniva la 220v al monitor.
2016, rubinetto e generatore
Aggiunto il rimorchio che contiene la cassa audio e il generatore da 4 kW, l’uso di un potente gruppo elettrogeno ha permesso di non avere problemi di energia e poter ricaricare le batterie ogni volta che era necessario ma anche di usare la piastra elettrica per scaldare le miacce (miacce che non vendiamo assolutamente, sono solo per noi e costituiscono il nostro pranzo e cena), questo ha richiesto modifiche pesanti e l’introduzione di sistemi di alimentazione ancora più sofisticati, sembra incredibile ma ci sono centinaia di metri di cavi nascosti dentro il Crava II.
Abbiamo aggiunto il rubinetto del vino, con un ingegnoso sistema a caduta completamente nascosto il vino dalla cisterna va direttamente al rubinetto e tutti si possono servire e bere il nostro vino che come da nostra tradizione è di qualità. La cosa bella è che si tratta di un vero e proprio rubinetto da casa in ottone cromato non un rubinetto da giardino o di plastica come quelli che si vedono sugli altri carretti perché a noi piace distinguerci per i dettagli.
Purtroppo il rimorchio realizzato in fretta non era mai stato testato su strada (finito la sera prima del mercu) e si è rilevato ingovernabile, la guida del carretto richiedeva ben 3 persone mentre prima ne bastava una, inoltre le vibrazioni non permettevano di tenere acceso il generatore mentre si scattavano le fotografie e quindi dovevamo accenderlo quando eravamo in movimento. Aggiunte varie luci a led e i fili elettroluminescenti che circondavano la croce.
2017, il perfezionamento
Abbiamo modificato il sistema di traino che ora permette un controllo preciso del rimorchio e abbassa a due il numero di persone necessarie e muoverlo, abbiamo introdotto smorzatori di vibrazioni nella barra di traino per poter scattare fotografie anche a generatore acceso e migliorato l’estetica del rimorchio che era rimasto non finito. Abbiamo sostituito anche tutti gli interruttori realizzando una nuova pulsantiera più razionale e funzionale. Abbiamo aggiunto la macchina del fumo.
2018, audio migliorato
Ulteriormente perfezionato il carretto, la macchina del fumo è stata spostata sotto il carretto per non occupare prezioso spazio interno e ora ha autonomia praticamente infinita perché è stata modificata per pescare direttamente da un bidone da 5 litri di olio apposito eliminando completamente la necessità di ricaricare il liquido (cosa che nel 2017 si è dimostrata molto scomoda da fare), abbiamo montato finalmente un mixer che ha risoloto alcuni problemi di gestione del suono e preso un microfono wireless, altri piccoli interventi qua e la hanno risolto i problemi rilevati negli anni.
2019, riscaldatore del vino e Vacca I
Abbiamo introdotto il circuito di pre-riscaldamento del vino, in una tanica corre il tubo per alimenti del vino, la tanica contiene 10 litri di acqua che grazie ad un riscaldatore elettrico è costantemente mantenuta a 22 gradi e ciò permette di erogare sempre il vino tra i 18 e i 20 gradi dal rubinetto. Purtroppo la pioggia nel 2019 non ci ha permesso di portare Crava II i strada e abbiamo costruito in fretta e furia Vacca I, un carretto terribile, trovate la foto qui.
2020, la nuova croce
l’anno del covid, poche modifiche, tanti piccoli miglioramenti ma soprattutto la nuova croce! Più grande, più luminosa, più devozionale. Pentitevi aberranti peccatori!
2021 e 2022, per via del covid non si è svolto
2023, potenza audio ad ogni costo
Nuova poderosa cassa audio! Abbiamo un po’ rovinato l’estetica del rimorchio (eufemismo per dire che lo abbiamo mezzo distrutto) per far stare la gigantesca cassa audio Steelphone, ha funzionato tutto ma il rimorchio si è ribaltato ben due volte per l’eccessiva altezza della cassa.
2024, decimo anno, nuovi assurdi livelli di sofisticazione e nuovo rimorchio
Abbiamo aggiunto il sistema che carica in automatico su questo sito delle anteprime delle foto scattate dal carretto. Il sistema prevede di usare un pc, degli script phyton, php, ftp e altri software, insomma è un casino, maggiori info le trovi nella pagina “cosa portiamo” alla voce impianto foto.
Il nuovo rimorchio è più largo, più lungo, più pesante, enormemente più solido e con la stessa manovrabilità di un pianoforte a coda Bösendorfer. Progettato per poterci ballare sopra (ma non fatelo!) il nuovo rimorchio è stato costruito di dimensioni più generose per ospitare la nostra poderosa cassa audio “Stealphone” e per posizionare il generatore più lontano e quindi sentire meno rumore.
Abbiamo creato il gadget commemorativo per il nostro decimo anno di Mercu Scurot come gruppo carnevalesco.
2025, piccoli miglioramenti
La novità era invisibile, ossia la riduzione di circa 30 kg di peso del carretto e poche altre cose tutte poco visibili. Hanno fatto una grande differenza per noi, a voi è sembrato che non abbiamo fatto niente, il reparto foto ha funzionato senza problemi ma il generatore e quindi anche la musica no. Abbiamo perso la marmitta e quindi fatto un casino pazzesco, non si ripeterà più.
2026, la grande svolta green e le migliorie estetiche
Addio al generatore, addio al rimorchio, benvenute le batterie Bluetti AC-70 e AC-180. Zero rumore, solo pura potenza!
1.92 kWh di energia stoccata nelle potenti celle LiFePo, inverter che possono gestire picchi mostruosi di assorbimento, uscita a 12 V stabilissima, ricarica rapida, il futuro è qui!
La vecchia, potentissima, enorme e pesante cassa audio Stealphone a 4 vie con i suoi bassi poderosi purtroppo resta a casa col rimorchio e viene sostituita da una più modesta Behringer B210D (comprata nuova grazie alle donazioni e agli sponsor), una bestiola mica da ridere ma che rispetto la vecchia è piccina. Questo permette una drastica riduzione dei consumi energetici.
Abbiamo tolto circa 150-170 kg di peso (il rimorchio) e allungato il carretto principale di 45 cm aumentando il peso di circa 35 kg (tra l’allungamento, l’eliminazione delle pesanti batterie al piombo, l’aggiunta delle litio e della cassa che ora è davanti).
L’impianto elettrico è stato rivisto in ogni sua parte, più semplice e ancora più sicuro (lo era già, anche se a vederlo non sembra). La piastra elettrica che da sola si mangiava 1 kW di corrente è stata sostituita da una piastra riscaldata con fornelletti ad alcool.
E poi la mega novità estetica, è stato tutto riverniciato color marmo con tanto di disegno fatto a mano da Sara effetto marmo e sono stati aggiunti mille dettagli color oro e una scritta enorme “Testi ‘d Crava ‘d Muntrigun” sul lato destro (l’anno prossimo arriverà anche sul sinistro) tutta d’oro che di notte è semplicemente spettacolare. Terminata anche la parte inferiore con l’aggiunta dell’erbetta così la nostra “tomba” ora è in un verde prato.
La creazione della scritta è costata 8-9 ore di disegno 3D, 90 ore di stampa 3D in PLA, PLA SILK e PETG (compresa la stampa delle scritte lato sinistro che non abbiamo ancora installato) e 6-7 ore di lavoro per montare tutti i led interni (invisibili da fuori), ogni lettera è composta da 3 parti, un guscio interno nero che blocca la luce verniciato nel suo lato interno di bianco per rifletterla, un guscio esterno oro e un bordino di base trasparente in PETG per far uscire la luce alla base delle lettere. Dentro le lettere di un solo lato ci sono poco meno di 5 metri di strisce LED, sono tanti per garantire elevatissima omogeneità di resa. Voi umani non potete comprendere l’assurda complessità di questa cosa realizzata da Riccardo, il risultato però è meraviglioso! Dopo il mercu faremo una pagina dedicata alla scritta e la sua realizzazione, merita!

Storia del Mercu Scurot
“Cassù e cilindru l’è vegia tradisiun”
Nel 1850 i fratelli Carlo e Alessandro Antongini di Milano, si stabilirono a Borgosesia, dove, in regione Aranco, impiantarono una filatura, facendo venire dalla Germania tintori tedeschi. Fra di essi c’era anche un certo Err Bomen, un alsaziano subito ribattezzato Meneghin.
Al tintore i carnevali di Borgosesia sembravano più dei funerali, ma forse ciò era colpa del troppo bere avvenuto nella notte tra il Martedì Grasso e il Mercoledì delle ceneri. Il primo giorno di Quaresima del 1854 egli simulò un vero e proprio funerale, il cui protagonista era il Peru, ancora senza costume, ma più simbolicamente il Carnevale. Era quindi stato inventato il Mercu Scûrot, un compromesso fra il rito romano e il milanese di rito ambrosiano, che permette la manifestazione carnevalesca fino al sabato successivo.
Sulle origini del Mercu Scûrot esistono varie versioni con differenti particolari. Già prima della sua nascita l’effige del Peru veniva portata nella piazza grande, durante la sera del Martedì Grasso, e qui bruciata, accompagnando l’evento con canti. Dal 1854 ci fu la svolta col signor Bomen: secondo lo storico borgosesiano Carlo Conti, egli fece del suo letto di casa una bara mettendoci dentro il defunto e corse dai suoi amici urlando in modo drammatico, col suo dialetto tedesco – borgosesiano, “Mi pover om, mi gòo roba grossa a casa mia”. Secondo invece Pino Genesi, il signor Bomen portò a casa sua i suoi amici Fiori e Zenone dove, davanti alla finta bara, singhiozzò: “Ecco il poffer Carlavée”.
Da quella sera i tre amici decisero pubbliche e solenni onoranze funebri. I particolari vennero definiti nella farmacia di Michelangelo Burla, detta farmacia della maldicenza. Sull’imbrunire partì il corteo: il Tűrc (il banditore comunale Cresceris) iniziò rullando il tamburo per annunciare il trapasso; dietro di lui il Tinivella, un antiquario che sorreggeva un trofeo al quale erano attaccate saracche, polli e merluzzi. Dietro, seguiva il corteo, formato da uomini in abito scuro (il frac) e cilindro, che in mano tenevano una candela. Pareva proprio un vero funerale, se non fosse stato per il fatto che il corteo si fermava a ogni osteria come se si trattasse di cappelle votive. Per questo primo anno non ci fu il rogo del Peru: anzi, la salma venne abbandonata ai lati di una strada.
Il rogo della maschera iniziò dall’anno successivo. Il signor Bomen e i suoi amici erano riusciti nell’impresa di far resuscitare il Carnevale di Borgosesia, aggiungendo la novità del Mercu Scûrot, innovazione che avrebbe fatto molto discutere. Nasce così una tradizione fatta di regole, riti, abiti e avvenimenti che, anno dopo anno, diventeranno le parti peculiari del Carnevale di Borgosesia.
Riguardo ai vestiti del Mercu Scûrot, ne parla Carlo Conti, fissando la data al 1871: ciò ispirerà anche la foggia dell’abbigliamento del Peru nel 1886. I partecipanti al corteo furono chiamati cilindrati (dal cilindro indossato da chi seguiva il funerale): essi dovevano indossare la fraccanda o la vaianna, simile al frac ottocentesco, abbinata a un’esuberante gala di garza bianca.
A partire da quell’anno, essi erano tenuti a seguire anche un’altra regola prima di assistere al rogo del Peru, cioè fermarsi a tutte le cappelle votive (osterie) e far uso del casû (un mestolo di legno usato per bere).
Fonti: Enrico Villa – Introduzione al libro “Il Carnevale di Borgosesia – Cent’anni”
